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Nel 1943 con la caduta del governo fascista di Mussolini i detenuti politici furono scarcerati, ad eccezione dei comunisti ritenuti pericolosi per la sicurezza nazionale. Malgrado fosse iscritto al PCI il Li Causi, che risultava iscritto al CLN grazie al CLNAI<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>(Comitato Liberazione Nazionale Alta Italia), fu liberato. Stimato nel PCI divenne segretario regionale della Sicilia con l&#8217;incarico di organizzare nel territorio il partito. Nel 1946 fu eletto deputato PCI nell&#8217;Assemblea Costituente e nel 1948 deputato della Repubblica.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Per la sua militanza politica e la decisa denuncia della collusione tra politica DC e mafia il 16 settembre 1944 sub\u00ec un attentato a Villalba in occasione di un comizio. Rimase ferito con altre 13 persone. Accus\u00f2 sempre dell&#8217;attentato Michele Pantaleone e <a href=\"http:\/\/ilpiccone.it\/wp\/index.php\/calogero-vizzini\/\">Don Calogero Vizzini<\/a> boss di Villalba. Mise in luce la responsabilit\u00e0 dei mandanti istituzionali della \u201cstrage di Portella delle ginestre\u201d e la collusione tra ufficiali dei Carabinieri e la banda Giuliano esecutrice di quell&#8217;attentato e dei successivi assalti a sedi di sindacati comunisti e socialisti e degli omicidi di tanti avversari politici della Dc.<br \/>\nForn\u00ec<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>(inutilmente) al Tribunale di Viterbo, impegnato nel processo ai numerosi imputati della banda Giuliano, documenti e prove dei rapporti intercorsi tra il Salvatore Giuliano ed ed il suo luogotenente Gaspare Pisciotta con il Ministro On.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>Mario Scelba e numerosi deputati e senatori DC*. Produsse documenti autografi del bandito<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>Salvatore Giuliano che asseriva di aver agito come ordinatogli da onorevoli della Repubblica per motivi politici**. Produsse anche un documento rilasciato a Gaspare Pisciotta*** con apposta la foto tessera del Pisciotta, col timbro del Ministero dell&#8217;interno, che lo accreditava quale rappresentante del governo \u201c&#8230;per pacificare<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>e trattare con i componenti di bande armate disseminate nelle contrade&#8230;\u201d. Il documento riporta in calce la firma del ministro. Tali documenti sono depositati in archivio tra gli atti del processo di Viterbo. Malgrado tutto ci\u00f2 risulta che nessuna indagine fu intrapresa dalle autorit\u00e0 competenti. Gli ispiratori e mandanti rimasero indenni.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>Quando Gaspare Pisciotta, alla lettura della sentenza che escludeva mafia e moventi politici preannunci\u00f2 che in appello avrebbe vuotato il sacco, si pens\u00f2 che la verit\u00e0 occultata sarebbe emersa. Ci\u00f2 fu impedito, prima che fosse celebrato l&#8217;appello, il Gaspare Pisciotta<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>mor\u00ec avvelenato nel carcere palermitano dell&#8217;Ucciardone e disgrazie mortali, suicidi ed omicidi falcidiarono altre persone che<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>erano in odore di aver avuto confidenze o saputo qualche cosa<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>in riferimento a quanto il Pisciotta non poteva pi\u00f9 raccontare.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>L&#8217;On. Girolamo<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>Li Causi fu un profondo conoscitore del fenomeno mafioso. Condusse la battaglia per l&#8217;istituzione della Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno mafioso che si trascin\u00f2 per 16 anni<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>dal 1947 fino al 1963 quando<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>finalmente ne ottenne l&#8217;istituzione<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>divenendone Vice Presidente.\u00a0<span style=\"line-height: 1.71429; font-size: 1rem;\">Ci\u00f2 malgrado nulla cambi\u00f2 per lunghi anni: il potere neg\u00f2 l&#8217;esistenza delle mafie che ritenne associazioni di delinquenti comuni o di banditi. Le istanze e le denunce del Li Cauli e di numerosi altri parlamentari di altri partiti furono, dai colleghi della maggioranza e dalla magistratura, ignorate o giudicate frutto di fantasiose ipotesi.<br \/>\n<\/span>Uomo integerrimo ed impavido, amante della verit\u00e0, combatte onestamente per gli ideali sociali del partito in cui militava. Ebbe il merito di aver sensibilizzato l&#8217;opinione pubblica circa l&#8217;esistenza delle mafie e la collusione con rappresentanti<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>delle Istituzioni. Malgrado tutto ci\u00f2, essendo stato in quegli anni politico di punta dell&#8217;opposizione, oggi c&#8217;\u00e8 chi suppone che alcune mafie del fronte popolare lo abbiano sostenuto, mafie certamente perdenti ma sempre mafie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nacque a Termini Imerese il primo gennaio 1896, mori a Palermo il 14\/04\/1977. Dirigente del Partito Socialista Unitario (PSU) ader\u00ec al Comitato di Liberazione Nazionale(CLN). 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